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Nino mi chiamo

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2012.nino.mi.chiamo
Autore:  Luca M. Paulesu

Anno: 2012

Editrice: Feltrinelli

Una graphic novel , un racconto disegnato, che ha una storia da raccontare seguendo la struttura del romanzo, un racconto fantastico che metaforicamente ci riporta alla storia familiare di Antonio Gramsci, Infatti l’autore , Luca Paulesu è uno di famiglia, è il nipote di Teresina, l’amata sorella di Gramsci. Bene fa Paulesu ad introdurre la fantabiografia  con una vignetta  in cui viene ritratto il piccolo Nino con una didascalia efficace: “Sono sardo, sono gobbo, sono pure comunista. Dopo una lunga agonia in carcere spirerò. Nino mi chiamo”.  A ben guardare è proprio quel posporre il verbo alla fine della frase che riavvicina Gramsci al suo mondo, la Sardegna da cui si è allontanato per studiare a Torino. E nel libro troviamo ben descritta la storia della sua infanzia sarda che si snoda tra Ales, Sorgono, Ghilarza, Santulussurgiu e Cagliari, ascoltata dall’autore bambino, ha soggiornato a Ghilarza fino all’età di nove anni, dalla viva voce di nonna Teresina. Non è una descrizione lineare, ma com’è tipica della tecnica delle graphic novel, procede per episodi e libere associazioni tra testo ed immagine.  Uno degli aspetti più convincenti del libro è la facilità con cui l’autore ci porta fin dentro l’animo del Gramsci bambino che vive in prima persona le ingiustizie sociali e che lo porteranno  da grande ad inventare categorie come quella di subalterni e concetti come quello di subalternità culturale Ora a dirla tutta c’è che attorno al pensatore nato ad Ales il 22 gennaio del 1891, si sta ricreando un interesse globale sia in Italia che all’estero dove, dalla fine del comunismo, Berlino 1989 e Mosca 1990, Gramsci è rimasto l’unico comunista ancora capace di parlare alla modernità, all’uomo moderno e ai suoi bisogni di credere in qualcosa che non sia il Dio denaro, il famoso pensiero unico.

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