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Gramsci da eretico a icona

Scritto da admin on . Postato in Pubblicazioni

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Autore: Angelo Rossi

Anno: 2010

Editrice: Guida

Il libro di Angelo Rossi (Gramsci da eretico a icona. Storia di un «cazzotto nell’occhio», prefazione di Biagio de Giovanni) presenta diversi motivi di continuità con Gramsci tra Mussolini e Stalin, scritto dall’autore pochi anni orsono insieme a Giuseppe Vacca. In questo nuovo lavoro appaiono centrali almeno due elementi già presenti nel precedente: il metodo d’analisi scelto per la decifrazione del Gramsci carcerario e la rilevanza assegnata alla proposta dell’Assemblea Costituente (il «cazzotto nell’occhio»). Mentre appare ridimensionata in buona parte la tendenza a estrapolazioni eccessive rispetto a quanto i documenti conosciuti permettano di affermare effettivamente.

Partendo dal fatto, ormai acquisito dalla critica più matura, che bisogna leggere i Quaderni nel loro svolgimento diacronico, Rossi interseca le note carcerarie con le lettere e con i fatti del «mondo grande e terribile», nonché con le testimonianze di Terracini e di altri prigionieri del fascismo, per restituire alla riflessione carceria gramsciana la sua pregnanza anche immediatamente politica. Usando questa lettura, l’autore ricostruisce i primi anni dopo l’arresto come continuazione della battaglia politica iniziata con la celebre lettera del 1926. Inizierebbe da quell’atto politico un generale ripensamento gramsciano, che porta il pensatore sardo a elaborare un comunismo democratico «su un percorso diverso dal comunismo terzinternazionalista» (p. 28). Per questo la proposta della Costituente appare «un radicale ripensamento delle teoria e della prassi comunista» (p. 17). Gramsci riteneva che la «svolta» fosse una «deriva del partito verso posizioni “insurrezionaliste”, sostanzialmente estremiste, in ossequio alle direttive sbagliate del Komintern», da respingere pur senza rompere la solidarietà interna al movimento comunista (p. 18). Egli immaginava un percorso democratico-parlamentare, non soviettista, anche se affermava parimenti «la necessità di istituzioni e organismi autonomi delle classi “subordinate”» (p. 106). Non accettava cioè tout court la democrazia liberale, quanto piuttosto alcuni suoi valori in vista di un superando in grado di mantenerne gli aspetti positivi.

Consapevole che il Pcd’I non poteva andare avanti senza l’aiuto sovietico, compreso che la nuova stagione del Pcus e dell’Internazionale non consentiva più una discussione aperta, Gramsci scelse di non proseguire lo scontro frontale con lo stalinismo, ma non rinunciò (e per questo scrisse iQuaderni) a elaborare una via strategica altra, valida per l’Italia e per l’Occidente (pp. 33-34). Rossi mostra i percorsi paralleli della battaglia politica gramsciana dei primi anni di carcere e dei testi dei coevi primi quattro quaderni. La rozzezza del marxismo che era prevalso in Urss per Gramsci condizionava direttamente lo schematismo delle politiche dell’Internazionale. Ma egli sperava che a tale rozzezza teorica paragonabile alla prima cultura della Riforma avrebbe fatto seguito una rifioritura simile a quella avutasi con la filosofia classica tedesca, che proprio dalla Riforma aveva in ultima analisi preso le mosse.

(Associazione Casa Natale Antonio Gramsci)

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