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Gramsci visto da dietro le sbarre

Scritto da admin on . Postato in Ultime news

602118_342874419150456_235755552_nQuando si sente il nome di Antonio Gramsci, il pensiero corre subito alle sue idee politiche, alla sua lotta per costruire un mondo migliore e più giusto, in cui tutti abbiano le stesse opportunità. E proprio ispirandosi alle sue idee di uguaglianza e di libertà, l’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci, ha organizzato il Premio di pittura Peppinetto Boy in memoria di Antonio Gramsci e del Pittore Peppinetto Boy, nativo e operante ad Ales nel secolo scorso e che da giovanissimo si fece notare affrescando la cupola della cattedrale di Ales.

Il concorso di pittura è stato suddiviso in due sezioni: la prima sezione, intitolata “i luoghi gramsciani”, è stata aperta a tutti i pittori esperti o alle prime armi che volessero cimentarsi in un’opera sui luoghi che hanno segnato la vita di Antonio Gramsci; la seconda sezione, intitolata “Gramsci visto da dietro le sbarre” è stata destinata ai detenuti delle carceri di tutta Italia. L’idea alla base di questa seconda sezione è stata quella di fare qualcosa di utile per una fascia debole della società; successivamente sono stati scelti i detenuti perché essi vivono ogni giorno una situazione che Gramsci stesso ha vissuto per buona parte della sua vita. L’obiettivo è stato quello di fornire ai detenuti delle carceri di tutta Italia un’occasione per fare qualcosa di piacevole e di creativo, di sentirsi almeno per un po’ di tempo non solo carcerati o colpevoli, ma persone. La risposta non si è fatta attendere. La Sezione Speciale “Gramsci visto da dietro le sbarre” dedicato ai detenuti nelle carceri Italiane ha visto una folta partecipazione e la giuria si è così espressa: primo premio al quadro inviato dal Sig. Alfonso Sansone detenuto presso l’istituto di pena di Taranto il secondo premio è stato assegnato alle opere inviate dai Ragazzi della Casa Circondariale di Macomer. La giuria ha inoltre deciso e chiesto di istituire altri due premi, oltre quelli previsti dal bando di concorso, per sottolineare l’impegno e l’entusiasmo con cui i detenuti hanno partecipato all’iniziativa. Nello specifico, il terzo premio di €. 200,00 è andato all’opera inviata dal sig. Antonio Cristiano detenuto presso il carcere di Volterra, mentre si decide di premiare con € 150,00 ciascuno, al quarto posto ex equo le opere dei sigg.ri Alessandro Giunchi presso la casa circondariale di Ravenna e Ignazio Taurino presso la casa circondariale di Taranto.

La cerimonia di premiazione, si è tenuta Sabato 13 Aprile presso la Sala Convegni del Comune di Ales. Tutte le opere sono state esposte nei locali del municipio e alla premiazione ha partecipato Vito Minoia, regista teatrale, direttore della rivista “Teatri della diversità” e docente di teatro di animazione all’Università di Urbino, nonché vincitore della dodicesima edizione del Premio Gramsci con un’opera “Lettere dal carcere” messa in scena e recitata dai detenuti del carcere di Pesaro. E proprio da quest’opera è stato montato il DVD proiettato alla fine della premiazione. Alla proiezione è seguito un intervento del Senatore Luciano Uras e un dibattito sull’importanza di far cultura nei luoghi di reclusione. Vito Minoia , incalzato dalle domande di Giorgio Serra, ha parlato di come in Gramsci sia importante la definizione dell’essere umano. Un essere umano che per realizzarsi nella sua totalità ha bisogno di poter usufruire degli strumenti del sapere e della conoscenza, dal cui uso scaturisce un individuo sociale consapevole dei propri diritti e doveri. E declinando questo messaggio all’ambiente carcerario si è giunti all’affermazione dell’importanza di promuovere e stimolare iniziative educative e culturali all’interno delle carceri. Partecipare a iniziative come questo concorso, sicuramente non cambia la vita ai detenuti, ma può essere un’importante occasione per fare qualcosa di diverso e di creativo durante il loro periodo di detenzione. Ѐ un’opportunità importante perché in questo modo i detenuti non si sentono solo più dei colpevoli o dei reietti della società, ma si sentono in primis e soprattutto esseri umani, persone, in grado di fare qualcosa di bello e di esercitare la propria creatività. Per questo motivo speriamo di poter replicare nei prossimi anni questa iniziativa e che essa diventi con il tempo un appuntamento fisso a cui partecipino sempre più persone, tra le quali, perché no, anche qualche detenuto.

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